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Ramtha
Al di Là del Fiume
Serie "Davanti al Caminetto" - Volume VIII
Prezzo: € 8,00 Pagine: 112 - Formato 11x17 ISBN 13: 9788875074227 Prima edizione: Settembre 2003
Titolo Fuori Catalogo - NON DISPONIBILE
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La maggior parte di voi si dibatte nel fiume infuriato dell'umanità. Siete
ancora impigliati negli spuntoni del vostro passato. Siete prigionieri delle
ferite dei vostri corpi, della vostra rete neurale.
State cercando di fare una traversata, ma avete così paura di farvi male o
di perdere qualcos'altro,
che vi trattenete dal farla. Così rimanete impigliati negli spuntoni del
fiume che state attraversando.
Ramtha paragona l'esistenza a un fiume infuriato nel quale ognuno continua a
dibattersi nelle acque del proprio passato e della propria umanità. La paura
di perdere ciò che si è guadagnato con disonestà, manipolazioni e astuzia
impedisce l'attraversamento e il distacco dal proprio lato umano limitando
le potenzialità di ogni individuo.
Scegliendo di riaffermare il proprio passato si ostacola la manifestazione
del miracoloso nella propria vita, perché il miracoloso deve andare oltre le
ombre della propria personalità.
Solo cessando di far rivivere il passato sarà possibile smettere di
manifestarlo e il benessere comincerà ad arrivare...
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Indice:
Capitolo Primo ~ 5
Capitolo Secondo ~ 39
Capitolo Terzo ~ 53
Capitolo Quarto ~ 57
Capitolo Quinto ~ 71
Capitolo Sesto ~ 85
Capitolo Settimo ~ 97
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Estratto:
~ Capitolo Primo ~
I segreti della vita
non sono fuori dalla nostra portata
Dal Signore Dio del mio essere, al Signore Dio del vostro essere, saluto voi e il Dio che siete. Vi saluto. Brindiamo.
O mio amato Dio,
Dio benedici la mia vita
e riempila del tuo movimento,
e manifestala nell’armonia,
perché il destino della mia vita
non sia affidato
al mio corpo,
ma al mio Spirito Santo.
Così sia.
Alla vita.
Sono così contento che siate venuti qui questa sera. Voglio che sappiate che sono onorato di essere qui con voi. E quello che io onoro, qualcuno di voi non ha ancora nemmeno cominciato a capirlo. Io onoro il Dio che innocentemente, ma deliberatamente indossa il corpo a la personalità, e sono onorato di essere in mezzo a tali esseri. Sono contento anche che siate tornati, e che abbiate superato tutte le vostre difficoltà per venire qui per la nostra serata insieme. Questi sono momenti rari.
Questa sera voglio dirvi che sono contento che abbiate celebrato le Grandi Feste in uno spirito di gioia e di riconoscenza, e che vi siate presi dei momenti - la maggior parte di voi l’ha fatto - dei momenti, come io vi avevo chiesto, per osservare l’albero e vedere il Cristo-nella-massa, e vedere il Punto Zero che si dispiega a piramide giù attraverso tutti i livelli, e che i doni sotto l’albero rappresentano in modo così evidente i doni dello Spirito. E siamo stati noi a metterli lì. Dio dà. E voi avete riflettuto su questo, e sul fatto che questo periodo, per coloro che veramente comprendono il significato di queste Feste, non è semplicemente quello che si definisce un periodo di feste nazionali, un evento che ha scopi capitalistici, perché coloro che sanno vedere, capiscono. Ed è attraverso i propri occhi che scoprono una vera riverenza e un vero significato in ciò che li circonda.
Nella mia vita, i miei grandi maestri sono stati tutti gli uomini che ho conquistato, tutte le persone che ho amato, tutte le donne che ho conosciuto, ed ogni parte di ogni albero che ho incontrato lungo il mio viaggio. Tutti mi hanno insegnato a soffermarmi durante il lavoro e a comprendere che Dio assume bellezza in una foglia, e che i segreti della vita non sono così profondi che un semplice uomo o una semplice donna non possano percepirli. Essi sono lì nella crescita di un virgulto sotto un grande albero, che cerca la luce. Sono nei pesci che trovano la strada per tornare al loro luogo di origine e assicurarsi che i loro piccoli possano sopravvivere, per poter anche loro un giorno tornare a partecipare allo Spirito di Dio nella massa. Si vedono osservando l’umile scarabeo che compie il suo viaggio, che percorre strade insidiate da predatori, e trova abbastanza cibo da riportare alla sua tana in modo da potersi sostenere, o osservando le anatre selvatiche planare tra i canneti crepitanti lungo fiumi color smeraldo, osservandole scegliere in modo molto scrupoloso il loro compagno, e spendere la vita a fare i loro nidi e a passare lunghi momenti a covare le uova, le sacre uova, per generare i loro piccoli e occuparsi altruisticamente di loro. Non è forse Dio questo? Questo è un grande insegnamento.
Quando diventiamo consapevoli che siamo Dio, vediamo la vita in modo diverso. La maggior parte di voi si dibatte nel fiume infuriato dell’umanità. Siete ancora impigliati negli spuntoni del vostro passato. Siete prigionieri delle ferite dei vostri corpi, della vostra rete neurale. State cercando di fare un’attraversata, ma avete così paura di farvi male o di perdere qualcos’altro, che vi trattenete dal farla. Così rimanete impigliati negli spuntoni del fiume che state attraversando.
Consideriamo allora questo. Se non sappiamo che siamo Dio, c’è solo una cosa che sappiamo: che siamo esseri umani. E questa conoscenza è così comune che c’è un’altra sorprendente realizzazione che dobbiamo fare, ossia che se è questo che sappiamo di essere, allora non c’è certo da meravigliarsi se rimaniamo impigliati negli spuntoni della vita che ci strappano la carne, se siamo parte di una vita così gravata dalla carne che abbiamo paura di attraversare il fiume.
L’aspetto illuminante di tutto questo è naturalmente che abbiamo dato potere a ciò che pensiamo di essere. È così che potete guardare a ciascuno di voi, e sono molti quelli che ho osservato. Vi ho osservati 35.000 anni fa. Vi ho osservati recentemente perché, come si sa, ogni momento si può cambiare. Non c’è nulla se non il divino che si possa adattare all’ignorante. E può adattarsi all’ignorante solo corrispondendo all’ignorante. Il divino non è mai stato capace di adattare il divino al divino.
E vi ho osservati, molti di voi per curiosità. Vi ho guardati e osservati perché quando non sapete di essere osservati, siete più che mai reali. Allora so che tipo di studente siete e so che potenziale state collassando e che cosa volete davvero vivere. Io so qual è la vostra normale natura. Essa è la scelta più potente, perché Dio deve fluire attraverso la normale natura dell’essere umano.
Vi vedo passare accanto a grandi insegnamenti ogni giorno. E sapete perché ci passate accanto? Perché non li vedete proprio. Sapete cosa vedete voi? Vedete il vostro corpo. Vedete la vostra faccia. Vedete se siete in forma. Vedete se siete grassi. Pensate al mangiare. Pensate al dormire. Pensate a copulare. Pensate ai vostri vestiti. Pensate a tutto questo.
Questo, in semplici termini umani - non riesco a dirlo nei vostri termini, per me è una conoscenza interiore, una conoscenza che ora devo trasformare nella rudimentale terminologia umana - mi dice che avete scelto di vedere solamente quello che va a beneficio della vostra carne. Mi dice, proprio così, che avete ignorato il vostro Dio. Ogni giorno quando vi svegliate fate la scelta o di vedere il corpo e la sua personalità, oppure di vedere Dio.
Ci sono alcuni di voi, e possiamo contarli su una sola mano e ancora non utilizziamo tutte le dita, che ogni giorno imparano a vedere Dio come normalità. Questo significa che ogni giorno è una lezione per loro. E la lezione non deve necessariamente essere dura. Le lezioni possono essere meravigliosamente stupefacenti. Essere stupefatti è un’esperienza piacevole. Essere prigionieri di qualcosa che è veramente semplice, ma essere capaci di vederne il meccanismo, è un’esperienza stupefacente. Alcuni di voi hanno assunto come natura comune quella di vedere chi sono, che cosa vogliono essere, Dio. E come si vede Dio? Nella sua forma più alta, più pura, più immediata, nella natura. E quando vi alzate e uscite e vi guardate attorno, gioite nella luce del mattino.
Alcuni di voi non gioiscono nella luce del mattino perché fuori piove. Ma questo è il vostro aspetto umano. Voglio che lo sappiate. Il vostro aspetto umano non gioisce di qualcosa che non sia confortevole, ma il vostro Dio ne gioisce, perché quella è l’acqua della vita. Nutre la terra. E quando dite che è troppa? Non sarà mai abbastanza.
Per seconda cosa essi si alzano, respirano il respiro della vita, e gioiscono della loro vivacità. Se ciò che siamo rispecchia esattamente quello che è nella nostra vita, allora chi siete voi? Una persona che come pensiero comune non ha bisogno di ricordarsi la natura con l’aiuto di un appunto che dice: oggi osserva la natura; in essa vedrai Dio. Una persona che non ha bisogno di fare questo, che si alza e lo vede, è ora un essere che ha scelto semplicemente di vedere se stesso come connesso al tutto, piuttosto che isolato in una forma umana.
Eppure è un paradosso: un essere che cerca lezioni nella natura diventa un amante della natura. Sapete, noi osserviamo solo quello che veramente amiamo o odiamo. E così se c’è un essere che osserva la natura, allora quell’essere, come abbiamo imparato, osserva se stesso o se stessa. È splendido, perché egli allora è l’unione del tutto. È un maestro in formazione, silenziosamente lo sta diventando.
Quell’essere poi avrà una realtà diversa dall’essere umano, perché può attraversare il fiume e camminerà sull’acqua, perché egli è l’acqua. L’essere umano andrà verso l’acqua e dirà: “Ti comando di rimanere calma, e io farò un ponte per attraversarti.” Sapete, la cosa peculiare degli esseri umani è che fanno tutto per la propria gloria. Ma chi glorificano? Ciò che glorificano è il sé umano, la personalità. “Io posso costruirlo più grande e più bello.”
È come la mia armata attorno al grande albero, il Signore della Foresta. Li ho supplicati: “Che cosa sa quest’albero che voi non sapete?” Essi non sapevano rispondere a quella domanda perché erano guerrieri. Come potevano essere intimiditi da un essere così ovviamente gigantesco come un mammut? Come poteva quella cosa sapere più di loro? Essendo bloccati dal loro ego alterato, non potevano trovare la risposta. Eppure essa era lì davanti a loro che li fissava. Ma non potevano certo vederla.
Questo è quello che siete. È così che siete. E quell’albero non sa come si fa a morire; solo voi lo sapete. E quell’albero sarà vivo quando le generazioni di generazioni che vi succederanno, saranno qui.
“Ah, ma Signore, possiamo abbattere quest’albero in un momento.”
“Non in un momento. Vi servirà più di un momento per strappare fuori il cuore da quest’albero.”
È vero. Potete farlo ma, sapete, la differenza tra voi e l’albero è che voi sapete come si muore; l’albero no.
La differenza tra ascoltare le parole e applicarle
Io vi osservo - poiché siete venuti qui a imparare la vita spirituale, a imparare il potere di consapevolezza ed energia e a correggere alcuni problemi nella vostra vita - e questa sera voglio che sappiate che, pur in modo molto candido e superficiale, voi non mi ascoltate. Non mi ascoltate. Filtrate solo quello che serve al vostro aspetto umano e non ascoltate nient’altro. Sono forse pazzo? No, non sono pazzo. Io so che non ascoltate. Ma ci stiamo avventurando, secondo il vostro calendario, in un altro anno, e sta diventando una specie di tradizione per voi assumersi l’onere di creare nuove risoluzioni. È una tradizione. Ed è una tradizione anche infrangerle tutte.
Così questa sera voglio dirvi quello che penso di voi, e se vi dico che mi bastano poche dita di questa mano per contare i pochi che, in quest’udienza, ascoltano e mettono in pratica, significa che voi non mi ascoltate. Una delle più astute osservazioni che si fanno su di me è che spesso posso essere tedioso - perché a voi non piace ascoltarmi, non vi piace venire agli event per principianti e condividere - perché dite che dico sempre le stesse cose. Ma non posso che osservare che se le aveste ascoltate la prima volta, non ci sarebbe bisogno di ripeterle.
Qual è la differenza tra ascoltare le parole e applicarle? Se voi aveste ascoltato quello che ho insegnato quest’anno, allora qualunque cosa abbiate creato per quest’anno - se vi foste applicati sinceramente e aveste applicato tutto quello che vi ho insegnato - se avete creato quella realtà in modo appropriato, allora quest’anno ci sarà una traversata, e tutti i vostri sogni si avvereranno. Ma voi non mi ascoltate.
Alcuni di voi - questo per capire perché alcuni vostri sogni non si avvereranno quest’anno - alcuni di voi insistono a fare a modo loro. Ma vi prego di chiedervi: se sapeste di più di quanto so io, sareste forse seduti dove siete e io dove sono? Ma c’è una cocciutaggine nella psiche umana che è interessante. Tutti si sforzano di essere unici. Questa è la ragione per cui abbiamo una parola che si chiama bellezza e una parola che si chiama bruttezza. Ora, nel vero regno di Dio queste parole non troverebbero spazio. Non esisterebbero e non sarebbero necessarie perché non sono aspetti di Dio. Sono aspetti dell’umano.
Ma detto questo, c’è bisogno di individualità. La complicazione sta nel fatto che voi volete essere abbastanza individuali, ma in modo attenuato. Volete essere individui, ma volete anche essere accettati. Accettati da chi, da altri individui? E così a causa di questo bisogno di essere individui e di stare sulle vostre gambe, quello che ne risulta è una follia. E il folle dice: io so che cos’è meglio per me, e posso scartare da tutta questa immondizia quello che non mi va, perché non è quello che voglio nella mia vita. Voglio essere un individuo. Non voglio essere omogeneizzato nello Spirito. Ho lavorato troppo duramente per essere un individuo.
Ed ecco cosa succede. Non ascoltate. Prendete solo quello che volete e quello che pensate vada bene per voi. Ma io non vi ho mai insegnato nulla che non andasse a vostro beneficio, non vi ho mai insegnato nulla che non vi evolvesse, se l’aveste accettato nella sua totalità. Non sono qui per portarvi indietro. Sono qui per portarvi avanti nello splendido, meraviglioso e incantevole presente, che voi continuate a perdere.
E in questo bisogno di individualità, fissate le vostre proprie regole, e io insegnandovi sono costretto a girare attorno a quelle regole. E poi quando venite ad un event come questo - che siate venuti qui perché volevate venire, o perché dovevate, o perché avevate bisogno che Ramtha vi tirasse su - e venite per creare un nuovo anno, come lo creerete? Vi prego di chiedervi che strumenti avete coltivato l’anno scorso che vi permettano di realizzare con assoluta certezza quello che volete. E io questa sera vi dirò che siete paralizzati.
Come spiegare, in comuni termini umani, quegli splendidi giorni nel campo che non avete voluto perdere, o quei terribili giorni nel labirinto quando siete stati capaci di entrarvi e di attraversarlo senza esitazioni? Ed eravate così orgogliosi della vostra abilità. Quell’orgoglio non apparteneva all’ego alterato umano; apparteneva al vostro Dio interiore perché era ciò che vi aveva portati lì. Perché alcune cose funzionano ed altre no? Perché la vostra vita come individui è così travagliata e la vostra vita come esseri spirituali sembra esservi d’aiuto nei momenti più strani o in cose che non sembrerebbero nemmeno tanto importanti? Perché lo Spirito non agisce in profondità in voi? Perché siete stati voi a stabilire i termini. Voi che avete creato la vostra rete neurale. Voi che avete alzato la parete che vi separa dalla piena espressione, dalla piena partecipazione.
E così quando questa sera, prima di arrivare qui, vi ho chiesto di soffiare e di tornare con la mente al vostro primo Ritiro per Principianti quando avete imparato a muovere l’energia, ad andare fin giù e ad alzarla - questo era quello che volevo faceste questa sera - che andaste nel Vuoto e arrivaste alla presenza dello Spirito Santo, la maggioranza di voi questa sera non ha saputo farlo. E sapete perché questa sera non avete saputo farlo? Perché avete dimenticato la passione di Dio e conoscete solo la passione della vostra personalità. Così non avete saputo farlo. Lo avevate già stabilito. Non riuscivate ad arrivare lì. Non riuscivate ad arrivare lì. Eravate troppo individui.
Il Vuoto ci lava, non lo sapete? Quando entriamo nel Vuoto, non possiamo entrarvi con la carne. Quel bel piccolo viso non può andarvi. Quel bel corpo non può andarvi. Non può. Eppure questi sono i termini che abbiamo stabilito per noi stessi. Essere capaci di sedersi e di respirare e di soffiare e di focalizzare è troppo dannatamente scomodo per quel bel piccolo viso e quello splendido piccolo corpo.
Sapete cosa fate voi? Non tentate nemmeno. Entrate in un luogo e semplicemente vi fermate lì a pensare. E perché non andate nel Vuoto? Perché non ascoltate e perché non lavorate. Aspettate che sia io a fare il lavoro per voi. Non è questo lo scopo di questa scuola. Io ho già fatto il lavoro. Ho vissuto la vita. Ho percorso la via. Ora spetta a voi farlo, e voi non riuscite nemmeno ad arrivarci. Se foste arrivati alla presenza dello Spirito Santo questa sera, le vostre bande sarebbero radianti. E invece, ve lo assicuro, non lo sono. Quindi quanto è difficile? Non è per nulla difficile. È semplice come le scelte che avete fatto nella vostra vita.
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